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Ad un certo punto, venne il tempo del Liceo ed anche a me, come ai miei compagni, toccò scegliere tra lo Scientifico e il Classico. Scelsi il primo, l'Aeclanum di Mirabella Eclano, località di origine romana, lungo la Via Nazionale delle Puglie.

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E qui, come dice Alex nel film Arancia Meccanica, ebbe inizio la parte lacrimevole della mia storia: quando vidi che D'Amelio (un compagno di banco della 1B) conosceva tutti i 14 modi per tradurre la proposizione causale in latino, mi accorsi che noi di Luogosano eravamo di gran lunga i più ignoranti e, diciamolo pure, i più zoticoni di tutta la classe.

 

io e il povero Antonio Tucci, gita a Pisa

 

Contrariamente a quanto i genitori (e il buon Don Carmine) credevano, eravamo così ignoranti che ai professori apparivamo come un blocco unico, uniforme. Altrimenti non si spiega come mai si riferissero a noi sempre con espressioni collettive del tipo "quelli di Luogosano ...". Cosa cavolo avranno mai voluto dire?? Mah!

Finito il liceo, venne il momento dell'Università e io decisi di iscrivermi alla facoltà di Fisica, a Pisa.

 

 

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Fu questo il mio primo atto migratorio propriamente detto, e fu pertanto nella direzione normale per noi meridionali, e cioé dal Sud verso il Nord: il mitico, ricco Nord, con i suoi marciapiedi sempre puliti, le piazze con le panchine per sedersi, i cestini per la mondezza, i cartelli stradali senza fori di pallottole, le cabine telefoniche funzionanti e le potenti ciminiere svettanti, nei cieli sempre meno blu.

 

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Perchè scelsi Pisa? 

Perchè volevo prendere due piccioni con una fava: laurearmi ed emigrare con lo stesso  biglietto ferroviario.

Chi è andato qualche volta in un ufficio comunale, in una biblioteca pubblica o un ufficio postale della Campania, della Calabria o della Sicilia, a chiedere un documento e sentirsi dire "auff! a che te serve, guaglio'?" sa cosa voglio dire.

Io sono uno di quelli che ha una storia del genere: divenni studente ed emigrante consustanzialmente. Ma allora, perchè Pisa e non Roma, Milano, Pavia, etc?

Penso che la scelta di Pisa, per gli studenti del Sud, abbia tutto un insieme di motivi, non ultima la qualità dell'ateneo. Motivi che rispondono al desiderio di emigrare sì, ma senza strafare: Pisa è lontana, ma non troppo; è a Nord, ma non troppo; è grande, ma non troppo; c'è il mare, ma non troppo; c'è la montagna, ma non troppa; il treno ci va diretto ...

Io dico che se metti tutto insieme e ci fai il metodo dei minimi quadrati, ti viene proprio Pisa.

 

Pisa, fu per me una grande avventura. Fu lì che imparai a provvedere a me stesso il che, tradotto in parole semplici, significa che dovetti lavarmi le mie prime mutande da solo.

 

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I primi mesi abitai in una pensione nei pressi di Piazza dei Miracoli, dividendo la stanza con uno studente iraniano di nome Amir. Lui non conosceva l'italiano, io non conoscevo l'inglese. Stavamo zitti per ore. Ricordo che certe volte, la sera, stesi ognuno nel proprio letto, presi dalla disperazione, imprecavamo ognuno nella propria lingua: lui in iraniano, io in dialetto napoletano!

 

O pregava?? Boh, non saprei, amici. Io, no.

 

Un giorno, Amir tornò a casa, entrò in camera e si mise a studiare come se niente fosse. Ma io, sapendo che quel giorno sarebbe venuta sua moglie, direttamente da Teheran, gli chiesi: "Amir, ma tua moglie non è arrivata?". "Certo che è arrivata. Stamattina.", disse lui.

Lo guardai stupito. "E dov'è ora?" gli dissi. "Qua fuori!".

Aprii la porta, girai la testa e ... sì, la moglie di Amir era fuori, in piedi, appoggiata al muro che mi sorrideva. "Non entra?". "No", disse Amir.

Mah, usanze diverse, pensai. Questi islamici!

 

(C)2014 Michele Andreoli
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