Virgo

VIRGO

Nella piana erbosa che si estende tra i monti pisani e il mare, in località San Frediano di Cascina, c’è un famoso osservatorio astronomico, chiamato familiarmente VIRGO.

In questo laboratorio un gruppo di indistruttibili scienziati va a caccia delle onde gravitazionali: in due tubi lunghi 3 km, disposti ad angolo retto, un raggio laser rimbalza disperatamente da parte a parte, aspettando l’esplosione di una supernova all’interno della costellazione della Vergine (da cui il nome virgo).

Bene, sarò andato a Virgo decine di volte ormai, ma la prima volta che l’ho visto non me la dimentico!

Abitavo da quelle parti da poco tempo e a me piace esplorare i posti nuovi. Una mattina presto, mentre pedalavo lungo i canali di drenaggio di cui la zona è piena, ad un certo punto alzai lo sguardo e mi sembrò di avere le traveggole: a notevole distanza da me, tra le dense nebbioline che venivano su dai fossi acquitrinosi, vidi una specie di lungo tubo azzurro, con la sua buffa tettoia, e pensai: “Un treno! Che ci fa un treno fermo in mezzo alla campagna?

Mi avvicinai e guardai meglio: da un ponticello si potevano vedere i due bracci dell’osservatorio nella loro interezza, ed era chiaro che non era affatto un treno, ma due grossi tunnel a 90 gradi.

Passai il ponticello e, stupore!, nella bruma mattutina, offuscato come lo sono le cose che ti appaiono in sogno, vidi il cancello di ingresso e, in lontananza, una costruzione alta, una specie di torre, con sopra un enorme cartello e una scritta gigantesca, la cui lettura mi lasciò attonito: in quel preciso momento ebbi come l’impressione, certamente folle, assurda, che quella scritta fosse stata messa lì per me.

Lo so che state giudicando puerile tutta questa meraviglia (e per un banale cartello, poi!) ma per comprendere il mio sgomento devo dirvi l’antefatto: la sera precedente avevo rivisto in tivvù il vecchio film in bianco e nero “Freud, passioni segrete”, diretto da J. Houston, del 1962 (ve lo consiglio …)

Beh, in questo film, ad un certo punto si vede Freud che, in sogno, cerca di leggere un cartello collocato sul muro di una costruzione scura e minacciosa, mentre tutto intorno è buio, tetro, opprimente. Egli si sforza, con evidente pena, ma non vi riesce; fin quando, all’improvviso, ecco che la scritta appare leggibile: FRIEDHOF (cimitero, in tedesco) ed egli si sveglia urlando e pieno di sudore.

C’è anche da dire che la visione di questo film era capitata proprio nel bel mezzo di un periodo di revival freudiano per me: stavo rileggendo alcuni scritti sulla psicoanalisi, e in particolare il libro di Freud sull’interpretazione dei sogni, cosicché alcune delle atmosfere del film, quasi gotiche, estremamente tetre, mi avevano abbastanza inquietato.

Potete capire dunque come mai quando di fronte agli occhi mi apparve l’enorme cartello, con sopra il vero nome dell’osservatorio – tre grandi lettere maiuscole a formare la scritta EGO — appena leggibile tra la nebbia, e che è poi il vero nome dell’osservatorio: the European Gravitational Observatory, io abbia sgranato gli occhi e abbia pensato: “ma cosa c’era nel panino?”
Please follow and like us: